Argento vivo – Daniele Silvestri Significato e spiegazione del testo della canzone

Daniele Silvestri (Gian Mattia D'Alberto/LaPresse)

Argento vivo – Daniele Silvestri Significato e spiegazione del testo della canzone. Su questa canzone ha dichiarato: “Guardo in faccia la parte più nera dell’adolescenza, Ci sono due motivi contemporanei molto evidenti. Il primo è che sono genitore di tre figli, di cui due adolescenti, di 15 e 16 anni. La seconda Molti chiedevano un discorso rivolto all’adolescente di oggi o volevano sentir parlare dell’adolescente di oggi”

In un’alltra intervista ha dichiarato: “Canto di un periodo tipico dell’adolescenza. Non mi ricordo di averlo vissuto ma mi accorgo, anche grazie ai miei figli, che in quest’epoca sia una fase più forte e pericolosa. Non ci sono soltanto gli umori dell’adolescenza, ma c’è anche una disgregazione sociale che si affianca a una libertà pazzesca e a una connessione infinita.
Non ci sono soltanto adolescenti spenti, per fortuna. Ma la vera differenza è che, se si spegne l’argento vivo, non c’è un mondo reale da mettere in contrapposizione per suscitare un’altra scintilla. L’altro mondo è solo virtuale, e lì non c’è bisogno di essere attivi.
Molti su Facebook mi chiedevano di parlare di scuola e nuove generazioni. Una signora, penso fosse una mamma, mi ha anche accennato all’argento vivo, e a quei disturbi dell’attenzione che poi vengono talvolta maldestramente sedati

Analizziamo il testo della canzone

Ho sedici anni
Ma è già da più di dieci
Che vivo in un carcere
Nessun reato commesso là Fuori

Si inizia ad andare a scuola a 6 anni, sono già dieci anni che si trova in “carcere”

Fui condannato ben prima di nascere
Costretto a rimanere seduto per ore
Immobile e muto per ore
Io, che ero argento vivo
Signore
Che ero argento vivo
E qui dentro si muore.

Non a caso si chiama scuola dell’obbligo. Ogni bambino che nasce in Italia è costretto ad andare a scuola. Con il termine argento vivo si indicano è bambini molto vivaci è costretto a rimanere in silenzio per ore.

Questa prigione corregge e
Prepara una vita
Che non esiste più da
Almeno vent’anni
A volte penso di farla finita
E a volte penso che dovrei vendicarmi
Però la sera mi rimandano a casa
Lo sai

Il mondo del lavoro è cambiato tantissimo, i programmi scolastici sono molto arretrato. Pensa di lasciare la scuola, la sua prigione. La sera finite le lezioni torna a casa.

Perché io possa ricongiungermi a tutti i miei cari
Come se casa non fosse una gabbia anche lei
E la famiglia non fossero i domiciliari
Ho sedici anni ma è già da più di dieci
Che vivo in un carcere
Nessun reato commesso là
Fuori

La situazione non cambia a casa, si sente in gabbia anche con i genitori

Fui condannato ben prima di nascere
E il tempo scorre di lato ma
Non lo guardo nemmeno
E mi mantengo sedato per
Non sentire nessuno
Tengo la musica al massimo

Il volume al massimo della musica lo isola e lo aiuta a “rimanere calmo”.

E volo
Che con la musica al massimo
Rimango solo
E mi ripetono sempre che devo darmi da fare
Perché alla fine si esce e non saprei dove andare
Ma non capiscono un cazzo, no
Io non mi ci riconosco
E non li voglio imitare

Con la musica al massimo, si riesce a isolare dalle forti pressioni che subisce. I genitori lo spronano a fare meglio. Ma lui quella vita non gli piace e non vuole diventare come loro.

Avete preso un bambino che
Non stava mai fermo
L’avete messo da solo
Davanti a uno schermo
E adesso vi domandate se sia normale
Se il solo mondo che apprezzo
È un mondo Virtuale

Lui era un bambino vivace, ma per farlo stare buono è stato messo davanti una televiisione o un computer. Non ha socializzato con altri. Lu ìi sta bene solo quando è solo il mondo virtuale.

Io che ero argento vivo
Dottore
Io così agitato, così sbagliato
Con così poca attenzione
Ma mi avete curato
E adesso

Troppo spesso ai bambini viene diagnosticata troppo facilmente la “sindrome di attenzione e iperattività”. Questa “malattia” viene curata con psicofarmaci che ha degli effetti devastanti sui bambini.

Mi resta solo il rancore
Ho sedici anni
Ma è già più di dieci
Che ho smesso di credere
Che ci sia ancora qualcosa là Fuori

Non crede nel futuro. Preferisce stare al chiuso piuttosto che la fuori

E voi lasciatemi perdere
Così facile da spiegare
Come si nuota in mare
Ma è una bugia, non si può imparare
A attraversare Quel che sarò
Nella testa girano pensieri

Vuole solo essere lasciato in pace. Ha cattivi pensieri nella testa

Che io non spengo
Non è uno schermo
Non interagiscono se li tocchi
Nella tasca un apparecchio
Specchio di quest’inferno
Dove viaggio, dove vivo, dove mangio
Con gli occhi

Nella tasca in cellulare che alimenta tutto questo, lo alimenta con gli occhi. Continua a vivere nel mondo virtuale

Sono fiori e scarabocchi in un quaderno
Uno zaino come palla al piede
Un’aula come cella
Suonerà come un richiamo
Paterno il mio nome dentro l’appello
E come una voce materna la
Campanella suonerà
È un mondo nato dall’arte

Lo zaino è la sua zavorra, la palla al piede dei carcerati. La campanella tra poco suonerà.

Per questo artificiale
In fondo è un mondo
Virtuoso
Forse per questo virtuale
Non è una specie a renderlo Speciale

Che un movimento chiamato: Social Street, dal virtuale al reale al virtuoso. Il gruppo è nato dalla constatazione dell’impoverimento generale dei rapporti sociali. ale impoverimento ha comportato senso di solitudine e perdita del senso di appartenenza con conseguente degrado urbano e mancanza di controllo sociale del territorio.

E dicono
Che tanto è un movimento Chimico
Un fatto mentale
Io che non mentivo
Che ringraziavo ad ogni mio
Respiro
Ad ogni bivio, ad ogni brivido
Della natura
Io che ero argento vivo in
Questo mondo vampiro
Mercurio liquido se leggi la Nomenclatura.

Un chiaro riferimento alla chimica, alle medicine che gli hanno dato da assumere. La sua etichetta è nella prossima strofa

Ho, sedici anni ma già da
Più di dieci vivo in un
Carcere
E c’è un equivoco nella
Struttura
E fingono ci sia una cura
Un farmaco ma su misura
E parlano parlano parlano Parlano

La sua è una malattia senza cura. Sono in molti che pensano che la “sindrome di attenzione e iperattività” non sia una vera malattia, o meglio non sia una malattia che possa essere diagnosticata con moltissima facilità.

Mentre mio padre mi spiega
Perché è importante studiare
Mentre mia madre annega
Nelle sue stesse parole
Tengo la musica al massimo Ancora

I genitori lo stressano e lui torna ad isolarsi con la musica.

Ma non capiscono un cazzo, no
E allora
Ti dico un trucco per
Comunicare
Trattare il mondo intero
Come un bambino distratto

Ripetere le cose alla nausea non è comunicare. Bisogna attirare l’attenzia come con un bambino distratto.

Con un bambino distratto
Davvero
È normale
Che sia più facile spegnere
Che cercare un contatto
Io che ero argento vivo

E’ più semplice ignorarlo, che attirare l’attenzione. Quindi è meglio “spegnerlo”

Signore
Io così agitato
Così sbagliato
Da continuare a pagare in
Un modo esemplare
Qualcosa che non ricordo di
Avere mai fatto

Il suo comportamento era sbagliato è andava corretto.Ma lui era solo un bambino e continua a pagarne le conseguenze.

Ho sedici anni
Ho sedici anni e vivo in un carcere
Se c’è un reato commesso là
Fuori
È stato quello di nascere

Lui non ha colpa. L’unica colpa è che è nato

 

 

 



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