Venticinque aprile

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Testo Della Canzone

Venticinque aprile di Ivan Della Mea

Venticinque aprile:
è finita la guerra:
vent’anni e più di nera gloria
in pasto ai vermi, là, sotto terra…

Riprende la vita in una nuova luce,
si perde pian piano il ricordo del Duce,
ma per mio padre nulla è cambiato,
di Fascio e di vino è ormai intossicato…

Cari signori, vi prego ascoltate

Cari signori, vi prego ascoltate
questa storia che canterò.
Vi parlerò delle legnate
che mia madre sempre buscò.

In una stanza senza stagioni,
dove regnava la miseria,
la vita era cosa assai seria
con un padre re dei beoni,

il quale sbronzo, quasi ogni sera,
vagava nudo in quella stanza;
canticchiava “Faccetta nera”
e non smetteva finché la mamma:

“Bello il mi’ omo, bello il mi’ omo!
guarda in che stato ti sei ridotto;
ti sei bevuto anche il cappotto
e per tu’ figli ‘un c’è da mangiar”.

“Bella mi’ donna, bella mi’ donna!,
quante volte t’ho da ridire
che questa solfa ha da finire
perché sennò si mette male!”

“Senti, il signore: senti s’è offeso.
Per chi m’hai preso, per la tu’ schiava:
quella che cuce, che stira e lava,
che obbedisce senza fiatar?”.

Mio padre allora, da vero uomo,
non vuole stare più ad ascoltare:
di botto prende a bestemmiare
con quanto fiato in gola ci ha.

Poi non contento, sempre più offeso,
con un ceffone a piena mano
alza la mamma proprio di peso
e con un calcio la mette in piano.

In quella stanza senza stagioni
questa la scena di troppe sere:
babbo e Fascio, vino e bicchiere,
la mamma stanca ed i ceffoni.

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