Storia di Licio Nencetti


Testo Della Canzone

Storia di Licio Nencetti di Canzoni Fiorentine

Canzoni della Toscana
Caterina Bueno

Compagni se vi assiste la memoria
ricorderete i tempi d’oppressione
quella punta funesta della storia
che mise tutto il mondo in perdizione.
I popoli tra lor fecero guerra
ognuno perse il senno e la ragione
la morte dilagò sopra la terra
ovunque fu rovina e distruzione.

Nel cielo tona il rombo del cannone
l’Italia si dovette inginocchiare
i tedeschi vi fecero invasione
si videro i fratelli deportare.
Per noi non ci fu pace e compassione
abbandonati fummo a triste sorte
il re tradì per primo la nazione
ed al nemico spalancò le porte.

(Cosi il fascismo si risenti forte
unito col tedesco distruttore
la strage seminò tra fame e morte
portando la nazione al disonore
I delinquenti strinsero una coorte
per aiutare il barbaro invasore
a da’ la caccia ai più puri italiani
giovani baldi e fieri partigiani).

Molti fatti di sangue e disumani
si videro dovunque consumare
famiglie trucidate come cani
in ogni strada in ogni casolare.
(Sian maledetti que’ repubblichini
che tante stragi si dettero a fare
perseguitando i figli prediletti
che di fuggire furono costretti).

A que’ tempi a Arezzo fu Licio Nencetti
che alla ventura gli toccò scappare
la sua memoria meriti rispetti
e la sua storia ognun deve ascoltare.
Con lui lasciaron molti terra e tetti
e le proprie famiglie abbandonate
armati di coraggio e di moschetto
col nome degli eroi stampano in petto.

L’otto settembre Licio aveva detto
che vendicato alfine avrebbe il padre
pure pensando bene il poveretto
al gran dolore della vecchia madre.
(Gli sgherri del partito maledetto
che in tutti i luoghi avevano le squadre
con tutto l’odio e losca rappresaglia
sul bravo Licio misero una taglia).

E sempre più furor su lui si scaglia
da Lucignano gli toccò scappare
perseguitato da tanta canaglia
in Casentin si dovette rifugiare
E allora Licio dichiarò battaglia
e si mise i partigiani a radunare
facendo su pei monti accampamento
della vendetta attese il gran momento.

Rapidamente passano le ore
si scorge già il nemico da lontano
il cuor di Licio palpita d’ardore
ed a’ compagni tende la sua mano
(Il partigiano pugna con ardore
contro il fascismo truce e disumano
ed ora che la sorte a noi si avanza
annienterem la loro tracotanza).

Puntan le armi pieni di esultanza
sereno il volto e l’animo felice
in tutti i cuori regna la speranza
di fa’ cantare la metragliatrice)
Ognuno sa che sono in minoranza
però d’ave’ timore nessun lo dice
al primo cenno scoppia la battaglia
e sibila rabbiosa la metraglia.

(La peggio fu per quella vil gentaglia
priva di fede e priva di ardimento
di farabutti tutti un’accozzaglia
che furono sbandati in un momento)
Ma Licio nel successo non s’incaglia
rinnova coi compagni il giuramento
e dice «Per maggior precauzione
decido di cambia’lla posizione.

(Bisogna migliora’ la posizione
cari compagni siate forti e pronti
occorre sempre fa’ molta attenzione
e dislocarsi ai più protetti monti)
Ritorneranno a fare un’incursione
e battendo e mulattiere e strade e ponti
e quando ci sarà il rastrellamento
col piombo gli faremo un complimento.

A Monte Rosi fu il trasferimento
ma vennero scoperti e circondati
però la sorte non recò sgomento
dal gran coraggio furono animati
Ognuno tenne fede al giuramento
per quanto si trovassero isolati
passarono con impeto all’attacco
ed al nemico ancor diedero smacco.

(Poi per non farsi prendere nel sacco
e per agire con cervello fino
pensanno di girare il tacco
e ritornare tutti in Casentino)
Nessuno fra di loro fu un vigliacco
stedero uniti di sera e di mattino
e Licio potè far la sua vendetta
su quella stirpe infame e maledetta.

Ma la sciagura era già in vedetta
e contro Licio preparò l’agguato
il ventitré di maggio per disdetta
da quelle belve venne catturato
In carcere fu messo a tutta fretta
fra pugni e calci poi fu torturato
ma Licio a loro nulla volle dire
perché, i compagni lu’ ‘n volea tradire.

Più d’uno strazio li toccò subire
ma solo alla sua mamma lui pensava
qualche notizia per fargli pervenire
ormai che a morte certa se ne andava
Nulla importava a lui quel patire
nessuna grazia ai sgherri domandava
e dopo un giorno che fu carcerato
solo per finzione venne liberato.

Di nuovo fu ripreso e interrogato
ma nessuna risposta volle dare
allora col sistema più spietato
pugni e pedate presero a menare
Dell’ira furibonda il disgraziato
vide la dura sorte preparare
tutto il veleno di que’ delinquenti
si accese fracassandogli anche i denti.

Il nostro eroe mantenne ‘l so’ coraggio
disprezzò il nemico con fierezza
finché il mattin del ventisette maggio
finir doveva la sua giovinezza
di salvarlo non c’era alcun miraggio
attese il suo verdetto con fermezza
fuori della prigione fu portato
dove il plotone stava preparato.

(E nel piazzai di Talla ben legato
lo portar quella massa di aguzzini)
poi l’ordine di fuoco venne dato
e sparan su di lui quegli assassini
(L’eroico suo petto è crivellato
dal piombo infame dei repubblichini)
e mentre a Licio la fine gli scocca
stramazza a terra col sorriso in bocca.

Alla sua cara mamma con amore
ogni persona onesta asciuga il pianto
e su la tomba a lui gli ponga un fiore
che esalti della gloria tutto il vanto.
Licio Nencetti è tua questa canzone
col cuore di compagno io te la canto
riposa in pace non ti scorderemo
la tua memoria rivendicheremo.

(Un giorno la giustizia noi faremo
l’Italia sarà infine liberata
il lurido fascismo stroncheremo
in nome della patria tanto amata
(La terra degli avi noi difenderemo
da tanti manigoldi profanata
e i martire dei nostri partigiani
diranno al mondo inter “siamo italiani”).

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