Confessione di un malandrino

Album

È contenuto nei seguenti album:
1975 La luna

Testo Della Canzone

Confessione di un malandrino di Angelo Branduardi

(di Angelo Branduardi – L. Zappa)

Mi piace spettinato camminare
il capo sulle spalle come un lume
e mi diverto a rischiarare
il vostro autunno senza piume.
Mi piace che mi grandini sul viso
la fitta sassaiola dell’ingiuria,
mi agguanto solo per sentirmi vivo
al guscio della mia capigliatura.
Ed in mente mi torna quello stagno
che le canne e il muschio hanno sommerso
ed i miei che non sanno di avere
un figlio che compone versi;
ma mi vogliono bene come ai campi
alla pelle ed alla pioggia di stagione,
raro sarà che chi mi offende
scampi alle punte del forcone.
Poveri genitori contadini,
certo siete invecchiati e ancor temete
il Signore del cielo e gli acquitrini,
genitori che mai non capirete
che oggi il vostro figliolo è diventato
il primo tra i poeti del Paese
e ora in scarpe verniciate
e col cilindro in testa egli cammina.
Ma sopravvive in lui la frenesia
di un vecchio mariuolo di campagna
e ad ogni insegna di macelleria
la vacca si inchina sua compagna.
E quando incontra un vetturino
gli torna in mente il suo concio natale
e vorrebbe la coda del ronzino
regger come strascico nuziale.
Voglio bene alla patria
benchè afflitta di tronchi rugginosi
m’è caro il grugno sporco dei suini
e i rospi all’ombra sospirosi.
Son malato di infanzia e di ricordi
e di freschi crepuscoli d’Aprile,
sembra quasi che l’acero si curvi
per riscaldarsi e poi dormire.
Dal nido di quell’albero, le uova
per rubare, salivo fino in cima
ma sarà la sua chioma sempre nuova
e dura la sua scorza come prima;
e tu mio caro amico vecchio cane,
fioco e cieco ti ha reso la vecchiaia
e giri a coda bassa nel cortile
ignaro delle porte dei granai.
Mi sono cari i miei furti di monello
quando rubavo in casa un po’ di pane
e si mangiava come due fratelli
una briciola l’uomo ed una il cane.
Io non sono cambiato,
il cuore ed i pensieri son gli stessi,
sul tappeto magnifico dei versi
voglio dirvi qualcosa chge vi tocchi.
Buona notte alla falce della luna
sì cheta mentre l’aria si fa bruna,
dalla finestra mia voglio gridare
contro il disco della luna.
La notte e` così tersa,
qui forse anche morire non fa male,
che importa se il mio spirito è perverso
e dal mio dorso penzola un fanale.
O Pegaso decrepito e bonario,
il tuo galoppo è ora senza scopo,
giunsi come un maestro solitario
e non canto e celebro che i topi.
Dalla mia testa come uva matura
gocciola il folle vino delle chiome,
voglio essere una gialla velatura
gonfia verso un paese senza nome.

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Accordi

   
   MI-         SOL             RE             SOL            SI7
Mi piace spettinato camminare, col capo sulle spalle come un lume
MI-       SOL                     DO       SI7         MI-
cos mi diverto a rischiarare, il vostro autunno senza piume
   SOL          RE                    DO        SI7
mi piace che mi grandini sul viso, la fitta sassaiola dell'ingiuria
MI-              SOL                    DO          SI7         MI-
mi agguanto solo per sentirmi vivo, al guscio della mia capigliatura.
               SOL                  RE                SOL             SI7
Ed in mente mi torna quello stagno, che le canne e il muschio hanno sommerso
MI-           SOL                   DO     SI7         MI-
ed i miei che non sanno di avere un figlio che compone versi
SOL            RE                       DO             SI7
ma mi vogliono bene come ai campi, alla pelle, ed alla pioggia di stagione
MI-           SOL                        DO SI7    MI-
raro sar… che chi mi offende scampi alla punta del forcone.
MI         LA-             RE              SOL
Poveri genitori contadini, certo siete invecchiati e ancor temete
SI7            MI-                         DO                   SI7
il Signore del cielo e gli acquitrini, genitori che mai non capirete
    MI               LA-                    RE          SOL
che oggi il vostro figliolo è diventato, il primo fra i poeti del paese
SI7       MI-                  DO              SI7          MI-
ed ora in scarpe verniciate, e col cilindro in testa egli cammina.
MI-              SOL              RE              SOL          SI7
Ma sopravvive in lui la frenesia, di un vecchio mariuolo di campagna
MI-             SOL                 DO         SI7          MI-
ad ogni insegna di macelleria, alla vacca si inchina sua compagna
  SOL      RE                       DO             SI7
e quando incontra un vetturino, gli torna in mente il suo concio natale
MI-           SOL               DO          SI7         MI-
e vorrebbe la coda del ronzino, regger come strascico nuziale.
                 SOL     RE                 SOL          SI7
Voglio bene alla patria, benchè afflitta di tronchi rugginosi
MI-                SOL                   DO       SI7        MI-
m'è caro il grugno sporco dei suini, e i rospi all'ombra sospirosi
SOL           RE                         DO      SI7
son malato d'infanzia e di ricordi, e di freschi crepuscoli d'aprile
MI-              SOL              DO        SI7            MI-
sembra quasi che l'acero si curvi per riscaldarsi e poi dormire.
    MI            LA-             RE           SOL
Dal nido di quell'albero le uova, per rubare salivo fino in cima
SI7            MI-                   DO                      SI7
ma sar… la sua chioma sempre nuova e dura la sua scorza come prima?
  MI           LA-                RE                  SOL
e tu mio caro amico vecchio cane, fioco e cieco ti ha reso la vecchiaia
SI7           MI-                 DO          SI7         MI-
e giri a coda bassa nel cortile, ignaro delle porte e dei granai.
MI-                 SOL               RE               SOL            SI7
Mi sono cari i miei furti di monello, quando rubavo in casa un po' di pane
MI-           SOL                    DO        SI7             MI-
e si mangiava come due fratelli, una briciola l'uomo ed una il cane.



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